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6 GIORGIO SALVINI
semplicità in una materia difficile, Apparve dopo un gruppo di lavori complicatissimi
sull'argomento, e precedette un altro gruppo di lavori sempre complicatissimi. Senza
la luminosa semplicità di Fermi io credo che molti di noi non sarebbero stati capaci di
approfondire la teoria dei campi. lo sono certamente uno tra questi".
Chi parla è il grande teorico Hans Bethe, premio Nobel per l'evoluzione stellare e per
l'origine dei nuclei pesanti.
Ed ecco un pensiero di C. N. Yang, sull'insegnamento di Enrico Fermi. Esso è riportato
nelle note e memorie già ricordate. (FNM pago 673), in introduzione al classico articolo
[vedi nota di Jacob e Maiani (6)) "Are mesons elementary particles?".
Dice dunque tra l'altro Yang, futuro premio Nobel della fisica con T. D. Lee per la
scoperta della non conservazione della parità: "Per ogni argomento Fermi aveva l'abi-
tidine di cominciare sempre dall'inizio, esaminando esempi semplici, ed evitando il più
possibile i formalismi (diceva scherzando che il formalismo complicato era riservato ai
Grandi Sacerdoti). La semplicità stessa del suo modo di ragionare dava una impressione
di assenza di sforzo, ma questa impressione era errata: la semplicità era anche il frutto
di una accurata preparazione, e di un ponderato esame delle varie alternative possibili
... Il constatare che Fermi aveva conservato per anni appunti particolareggiati su vari
argomenti di fisica fu un insegnamento importante per tutti noi. Imparammo che proprio
questa è la fisica: essa va costruita dalle fondamenta, mattone per mattone e strato per
strato. Imparammo che le astrazioni vengono dopo l'approfondito lavoro preparatorio"
(ref. [4], pago 172).
Ultima testimonianza è quella di un fisico sperimentale che lavorò con Fermi per
quindici anni, dalla costruzione della pila alle ultime ricerche sulle particelle elementari.
Ecco come Herbert Anderson ricorda lo stile di Fermi (9):
"lo fui immensamente (immensely) attratto da Enrico Fermi: aveva una presa ecce-
zionale sulla fisica, che egli teneva tra le dita sempre pronta per l'uso. Quando nasceva
un problema egli aveva la prontezza di andare alla lavagna, e semplicemente risolverlo.
La fisica fluiva limpida dal suo gesso."
Anderson si riferisce qui al Fermi teorico e sperimentale, che lavorava alla realizzazione
del reattore nucleare negli anni quaranta.
6. - Alcuni commenti alle quattordici note dei singoli autori
Ma adesso vorrei andare attraverso le belle note di questo libro per una breve presen-
tazione, per aiutare la coerenza da un tema all'altro, per sentire insieme Enrico Fermi
come un ispiratore e come uno di noi, e per arrivare ad una conclusione che possa essere
di conforto al nostro lavoro.
Nel passare in rapida rassegna le note presentate dai vari autori, inizieremo da tre di
esse, che illustrano il definitivo ingresso di Enrico Fermi nell'Olimpo dei grandi fisici, nel
1926-1933. Sono le note di Giorgio Parisi sulla statistica, di Franco Bassani sulla fisica
dello stato solido; di Nicola Cabibbo sulle interazioni deboli (6).

